Prevenzione delle infezioni in chirurgia ortopedica traumatologica con un flusso laminare
L’introduzione del flusso laminare ha di molto ridotto le infezioni protesiche in ortopedia. Il flusso laminare, diversamente dal flusso turbolento, allontana le particelle dal campo operatorio e previene il depositarsi dei microrganismi sulla ferita chirurgica tramite filtri Hepa. Le sale operatorie a flusso laminare sono considerate lo standard in gran parte dei paesi europei in caso di chirurgia protesica. In uno studio multicentrico su 8.000 sostituzioni totali di anca e ginocchio sotto flusso laminare verticale, Lidwell e Al.* hanno confrontato l’influenza sui tassi delle infezioni del sito chirurgico (ISS) profonde con il flusso turbolento e con il flusso laminare:il tasso di ISS in seguito a operazioni in cui era usato il flusso laminare si riduceva di 80 % rispetto ad interventi con flusso turbolento. Le sale operatorie a flusso laminare sono ormai considerate lo standard in gran parte dei paesi europei (Francia, Austria, Germania, Svizzera, Inghilterra, Olanda etc.) in caso di chirurgia protesica (UNI EN ISO 14644).Â
Se avviene una contaminazione batterica durante la preparazione della protesi o durante l’impianto della protesi o successivamente, può svilupparsi un’infezione: in tal caso è necessario rimuovere la protesi al fine di risolvere completamente l’infezione. I dispositivi medici non causano infezioni, tuttavia, è noto che contribuiscono al potenziamento delle infezioni stesse. Una volta che un dispositivo medico è colonizzato, i batteri sono meno suscettibili al trattamento antibiotico, a causa della formazione del biofilm. In queste condizioni, il numero di microrganismi in grado di trasmettere le infezioni è più basso ed il dispositivo impiantato funziona come veicolo per la diffusione del batterio ai tessuti circostanti. Per ridurre i rischi di complicanze è fondamentale l’assoluto rispetto della sterilità del campo operatorio e dei strumenti.Â
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In Svezia utilizzano un flusso mobile laminare da diversi anni e sono riusciti a ridurre il tasso di infezione postoperatorio sotto lo 0,5%, con un notevole risparmio per l’ospedale.Â
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